DIY:Culture di Resistenza+ AzioneDiretta

Tesi di laurea sul movimento diy (do it yourself) (autoproduzione, autogestione, occupazione, anarchismo, azione diretta, punk techno traveller, ecologismo radicale)

domenica, 17 ottobre 2004

CAPITOLO 4: LA CULTURA DIY E IL MOVIMENTO ANTIGLOBALIZZAZIONE

NOTA: questo capitolo è stato scritto praticamente a ridosso degli avvenimenti di Genova 2001 (le manifestazioni anti G8 e il massacro inscenato da sbirri, media e politicanti vari…). Occasione che ha portato il Black Bloc per la prima volta sotto i riflettori italiani con un mare di polemiche. Questo è il risultato dei primi "umori" del periodo… va da se che eventuali inesattezze ne sono il riflesso

Obiettivo di questo capitolo è stabilire se si possa rilevare una qualche connessione tra la cultura DiY, movimento anarchico fortemente anticapitalista e conseguentemente contro la globalizzazione, ed il relativamente recente fenomeno del Black Bloc, movimento che ha guadagnato molta notorietà nel contesto delle manifestazioni anti-globalizzazione. Prima di accedere ad un’analisi di questo tipo è necessario cercare di fare luce sul controverso e male interpretato "movimento" Black Bloc, movimento che ha subito una forte strumentalizzazione la quale ha provocato discriminazioni e fraintendimenti. Sulla base di numerose testimonianze e comunicati sia "interni" che "esterni" si cercherà di far luce su tali erronee interpretazioni, descrivendo il Black Bloc, per quanto possibile, nei suoi reali intenti e motivazioni.

4.1. Black Bloc

4.1.1. Pratiche ed obiettivi

Il Black Bloc ha cominciato a monopolizzare vigorosamente l’attenzione dell’opinione pubblica durante gli scontri in occasione del vertice della World Trade Organisation, tenutosi a Seattle nell’ultima settimana di novembre dell’anno 1999. Il WTO è un’organizzazione che si occupa della redazione e negoziazione di accordi sul commercio internazionale ai quali partecipano la maggior parte delle nazioni. Fine ultimo di tali accordi, soggetti a ratifica parlamentare nazionale, è il fornire una efficace e sicura omogeneizzazione delle regole di tale commercio in modo da garantire alle imprese transazioni più chiare ed agevoli. Secondo il movimento anti globalizzazione, invece, il principale intento del WTO è piuttosto l’eliminazione di tutte barriere che impediscono un effettivo commercio mondiale ivi incluse quelle che garantiscono la tutela di alcuni diritti fondamentali. "(…) è semplice pensare alle barriere commerciali in termini di eliminazione delle barriere al profitto. Queste barriere potrebbero includere anche l’eliminazione di decenti diritti civili per i lavoratori, norme di sicurezza e diritti umani in genere. Inoltre le leggi nazionali potrebbero essere scavalcate se interferissero con un organismo che garantisse (alle multinazionali) il divino diritto di fare soldi." Tale vertice è stato accompagnato da violenti scontri tra polizia e manifestanti, alcuni dei quali, molto ben organizzati, hanno adottato numerose tecniche di vera e propria guerriglia urbana, erigendo ad esempio barricate in pochissimi minuti, servendosi dell’arredo urbano (cassonetti, automobili eccetera), al fine di agevolare la fuga dalle cariche dei poliziotti in tenuta antisommossa. Cariche spesso "stimolate" dalle opere di devastazione messe in opera da gruppi agguerriti di dimostranti che verranno presto definiti col termine Black Bloc dalla loro abitudine di vestirsi di nero (d’ora in avanti ci riferiremo spesso a tali dimostranti definendoli come: "attivisti neri").Obiettivo di tali dimostranti non è, come spesso decantato sia dai media ufficiali che da quelli "alternativi" di movimento, la devastazione incontrollata della città, ma la distruzione "mirata" di determinati bersagli strategici ritenuti veri e propri simboli del capitalismo e della proprietà privata delle multinazionali.Tali obiettivi, spesso precedentemente accordati dai vari gruppetti autonomi, vengono colpiti devastando vetrine, insegne, telecamere e, tempo permettendo, anche mobilio interno di catene di negozi, agenzie, sedi e distributori. Tutte strutture di proprietà delle multinazionali e / o delle banche ritenute le principali o uniche, se si esclude la classe politica, beneficiarie del processo di globalizzazione in atto. "Il 30 novembre, diversi gruppi di individui uniti nel black bloc (blocco nero / spezzone nero) hanno attaccato molteplici obiettivi sedi di multinazionali nel centro di Seattle. Tra queste c’erano (tanto per citarne alcune): Fidelty Investment (azionista di maggioranza della Occidental Petroleum, che vuole eliminare la tribù degli U’wa in Colombia per estrarre dai loro territori), Bank of America, US Bancorp, Key Bank e Washington Mutual Bank (istituzioni finanziarie chiave nella espansione della repressione globale operata dalle multinazionali), Old Navy, Banana Republic e GAP (come società di proprietà della famiglia Fisher, sono responsabili e simbolo della distruzione delle foreste del Northwest e sfruttatori dei lavoratori del terzo mondo con paghe miserabili), NikeTown e Levi’s (i cui prodotti hanno prezzi altissimi e sono prodotti in condizioni di semi-schiavitù nel sud del mondo), McDonald’s (paghe bassissime, spacciatore di cibo spazzatura, responsabile della distruzione delle foreste tropicali, per la distruzione del suolo e per l’uccisione di milioni e milioni di animali), Starbucks (venditore di una sostanza, il caffè, che provoca assuefazione, viene prodotto in fattorie dove i contadini, con paghe al di sotto del livello di povertà, nella produzione sono forzati a distruggere le loro foreste locali), Warner Bros (monopolista dei media) e Planet Hollywood (per essere Planet Hollywood)." Altri "illustri" obiettivi, tra i più comuni destinatari di molte azioni dirette da parte del movimento, sono: Shell (inquinamento ambientale, conseguente distruzione di ogni forma di sostentamento, pesca e agricoltura, del popolo nigeriano, sostegno di politiche razziste di apartheid, genocidio attraverso l’importazione di armi a sostegno di un regime militare che brucia villaggi, violenta e uccide il popolo nigeriano) , Nestlé (responsabile, dati UNICEF, della morte di un milione e mezzo l’anno di bambini del Sud del Mondo a causa del latte in polvere da loro commercializzato che provoca malattie e denutrizione. "Una delle strategie di maggior successo della Nestlé consiste in forniture gratuite di latte agli ospedali: allattare con il biberon i neonati favorisce l’insuccesso dell’allattamento naturale." Vengono inoltre contestate alla Nestlé l’inosservanza delle norme di sicurezza, discriminazioni, vivisezione per i prodotti L’Oréal e Lancôme) , Benetton (esproprio della terra della popolazione Mapuche in Argentina, dubbie relazioni d’affari e sindacali in Sicilia, mire espansionistiche in Turchia a danno della popolazione kurda perseguitata) così come tutte le multinazionali, le banche e le associazioni che coltivano interessi nello sfruttamento umano, animale e naturale o le cui politiche sono poco chiare o ambigue. Genova sarà invece testimone della distruzione non solo di simboli "del potere", tra cui l’attacco al portone del carcere di Marassi con lancio di pietre e molotov da parte di 2/3000 manifestanti, ma anche di piccoli negozi e macchine "proletarie". Tale distruzione, condannata tanto dal movimento No Global quanto da molti attivisti del Black Bloc, risponde ai numerosi sospetti riguardo ad infiltrati (si parla sia di poliziotti che di nuove frange di nazisti estremisti inglesi in accordo con la polizia) nel movimento durante i disordini in opposizione al vertice G8 di luglio 2001. Questi infiltrati avrebbero contribuito ad inasprire le tensioni fra dimostranti pacifici e "attivisti neri" ed avrebbero fatto sì che la sospettata strumentalizzazione del movimento legittimasse le violentissime e indiscriminate cariche poliziesche anche su inermi manifestanti. Si tornerà più avanti su questo argomento. Distruggendo i simboli del capitalismo e della proprietà privata, gli attivisti che fanno uso di questa tattica di azione diretta mirano a lanciare un preciso messaggio che evidenzia una prima e fondamentale distinzione tra gli obiettivi finali del Black Bloc e quelli del variegato movimento No Global, movimento che ha saputo raccogliere dietro una protesta comune numerose correnti politiche e ideologiche quali ad esempio: gruppi di sinistra, di estrema sinistra, comunisti, autonomi, anarchici, pacifisti, cattolici, partiti e sindacati da tutto il mondo. Fine ultimo della maggior parte di queste correnti è una "umanizzazione" del processo di globalizzazione che preveda uno sviluppo dell’economia globale sensibile alle esigenze ed agli interessi delle popolazioni sfruttate sia nel sud sia nel nord del mondo. La critica radicale anarchica del Black Block rifiuta fermamente questa posizione moderata, affermando che è utopico pensare che gli sfruttatori possano essere i riformisti in quanto finirebbero per intralciare i propri interessi e profitti, quegli stessi interessi che perseguono distruggendo indiscriminatamente l’ecosistema in un contesto di sfruttamento, questo sì, globale. "In una società che si fonda sui diritti della proprietà privata, quelli che sono capaci di accumulare molti beni di cui gli altri hanno bisogno o desiderio hanno un grande potere. Per estensione, hanno un ancor più grande potere quanto più riescono a far percepire agli altri di dover desiderare o di aver bisogno di determinati beni, solitamente nell’interesse di aumentare i loro profitti. Portare avanti il "libero mercato" vuol dire far arrivare questo processo alle sue logiche conclusioni: una rete di poche industrie monopoliste con un controllo completo sulle vite di tutti noi. Portare avanti un "mercato giusto / equo" vuol dire aspirare a vedere questo processo mitigato dalle leggi dei governi, ossia imporre degli standard umanitari di base. Da anarchici rifiutiamo entrambe le posizioni. La proprietà privata – e quindi il capitalismo – sono intrinsecamente violenti ed oppressivi e non possono essere riformati o mitigati." Oggetto di contestazione non sono le sole istituzioni internazionali ma la società nel suo insieme. Società che risponde a quella logica capitalistica, capace di strutturare la vita di chiunque, nella quale la globalizzazione agisce come una nuova forma di imperialismo che saccheggia il pianeta avvalendosi di istituzioni finanziarie iper-nazionali (F.M.I., Banca Mondiale, W.T.O.), di nuovi strumenti e meccanismi di repressione (scienza informatica, genetica, armi elettroniche, nuove tecnologie), di legislazioni internazionali "antiterroristiche" tese a criminalizzare la resistenza "(…) unite ad un arsenale ideologico modernizzato – derivante dalla, altrimenti sanguinaria, civilizzazione occidentale umanitaria e democratica – che renderanno le operazioni di morte più digeribili… mentre gli stati e il capitale lanciano un attacco globale in termini politici, militari ed economici, la questione di una "opposizione antagonista" , del contrattacco da parte di un movimento antagonista che combatterà dall’interno la nuova realtà globale, è proposta più urgentemente che mai."

4.1.2. Storia e struttura

Contrariamente ad una credenza comune il Black Bloc non si è formato in occasione del vertice di Seattle ma esiste sin dai primi anni novanta. Presenza sempre più costante delle proteste nord americane anarchiche, e non solo, il black bloc trae ispirazione dal movimento degli autonomi tedeschi, delle cui modalità di protesta ne rappresenta l’evoluzione, sviluppatosi negli anni ottanta. Gli autonomi tedeschi, infatti, erano usi formare larghi blocchi durante le dimostrazioni in modo da garantire un certo grado di sicurezza contro gli attacchi della polizia e permettere allo stesso tempo una maggior libertà d’azione nelle strade. Sebbene se ne parlasse già nel 1988 in occasione delle proteste presso il Pentagono contro le guerre in America Centrale, i primi Black Bloc si concretizzarono nel 1992 in occasione delle proteste contro la Guerra nel Golfo in Washington, DC. Gli attivisti neri distrussero alcune finestre del Ministero del Tesoro e scrisse frasi di protesta ("graffiti") sui muri della Banca Mondiale. Sempre nel 1992, domenica 11 ottobre a San Francisco in occasione del Columbus Day (il cinquecentenario della scoperta dell’America), il Black Bloc partecipò alla protesta contro i "500 anni di genocidio" che si celano dietro la conquista americana. Più di 150 attivisti anarchici mascherati presero parte alla manifestazione unendosi all’American Indian Movement, alla coalizione di più gruppi denominata 500 years of Resistance (500 anni di Resistenza) e circa altri 5000 attivisti nell’intento di sabotare e distruggere il Columbus Day. Dopo l’occupazione di più di quattro ore del parco acquatico dove si sarebbe dovuta svolgere la celebrazione dello sbarco di Cristoforo Colombo in America, cominciò la "marcia di Resistenza" durante la quale il Black Bloc diede sfogo alla propria rabbia. "Questo gruppo di persone dall’aspetto inquietante prese possesso delle strade con gusto! Alcune macchine vennero rovesciate, e alcune finestre distrutte. Immaginate che spettacolo: giovani furiosi, di varie etnie e del blocco, che sembravano un battaglione di Ninja impazziti che urlano canzoni e grida di battaglia, sventolando bandiere nere e africane, esponendo striscioni ("Fanculo Colombo", "Non celebreremo il Genocidio", "Stati Uniti fuori dal Nord America" giusto per nominarne solo alcuni), (…) le barricate della polizia vennero forzate; una delle loro macchine bruciata; alcune molotov vennero lanciate; una BMW distrutta; le moto dei poliziotti buttate a terra e danneggiate; i carri cerimoniali spogliati degli striscioni; furono lanciate bombe di vernice rossa; ovunque apparvero scritte contro Colombo; disturbati i dignitari; ribaltati i tavolini dei bar. Un decisamente confuso plotone di poliziotti in tenuta anti sommossa bloccò la parata, non troppo sicuri di cosa stessero realmente bloccando." Dal 1999 gli attivisti neri diverranno una presenza sempre più visibile e numerosa (tra i 1500 e i 2000 anarchici marciarono come Black Bloc durante la manifestazione in sostegno di Mumia Abu-Jamal il 24 aprile a Philadelphia; il 30 novembre 1999 contro il World Trade Organisation vide il Black Bloc promotore di molte azioni e "shopping anarchici"; tra i 700 e i 1000 attivisti protestarono come Revolutionary Anti-Capitalist Bloc contro la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale (IMF) a Washington D.C., il 16 e 17 aprile 2000; il primo maggio 2000 altre azioni avvennero a New York e Portland nell’Oregon; il primo agosto 2000 a Philadelphia contro il GOP Convention.) divenendo pratica costante anche nelle manifestazioni europee (Napoli, Atene, Nizza, Goteborg, Davos, Praga, Genova ecc). Il Black Bloc infatti non è né un gruppo né una organizzazione ma una tattica, per certi versi simile alla disobbedienza civile, una particolare forma di protesta, a metà strada fra guerriglia urbana e rivoluzione, messa in pratica da gruppi non gerarchici organizzati secondo affinità in piccoli nuclei, generalmente gruppi di amici, in modo da evitare infiltrati e garantire una più ampia realizzazione dei desideri individuali. "Ciò che ci ha reso forti (i dimostranti riuscirono ad interrompere per due giorni i lavori del WTO a Seattle, contribuendo al suo fallimento. Risultato che fu salutato con grande ottimismo da molti attivisiti) sono state la convinzione e la determinazione di andare là non in maniera passiva, rimanendo nelle strade a megafonare appellandosi a qualche signore potente o alla benevolenza della democrazia; si era andati là invece per impedire la conferenza e questa è stata una gran cosa per il movimento americano. Altra cosa da sottolineare è la pratica organizzativa che grazie alla Rete di Azione Diretta ha ottenuto nel giro di una settimana un’azione realmente anarchica. Ci si era basati sulla divisione in gruppi di affinità, piccoli gruppetti di persone che si conoscevano e che avevano idee politiche simili, simpatie reciproche e desideri condivisi." Le azioni degli attivisti neri non si fermano al distruggere i simboli del potere in occasione delle manifestazioni. Tale pratica di confronto / scontro sconfina nel quotidiano influenzandone lo stile di vita in un contesto di azioni dirette di vario tipo quali quelle enunciate nei capitoli precedenti. "La maggior parte di noi sta studiando gli effetti dell’economia globale, dell’ingegneria genetica, estrazione di risorse, trasporti, condizioni di lavoro, eliminazione dell’autonomia dei popoli indigeni, diritti degli animali e degli umani ed abbiamo fatto iniziative su queste questioni per anni. Non siamo né poco informati né inesperti." Molti attivisti sono concordi nell’affermare che "nonostante la maggioranza degli anarchici non indosserebbero mai bandana neri e non attaccherebbero le vetrine dei McDonalds, siamo quasi tutti anarchici." Non tutti i movimenti anarchici adottano la tattica del Black Bloc ma solo coloro che sono ispirati profondamente dalla pratica dell’azione diretta. Lo stesso gruppo che partecipa ai disordini non si può definire esclusivamente anarchico, questo soprattutto in conseguenza del fatto che la loro "guerriglia" può essere fonte di ispirazione per altri manifestanti. Ispirazione, dialogo e scambio di esperienze sono fortemente ricercati dagli attivisti neri stessi: "l’occasione di comunicare tra lavoratori, anarchici e gruppi ambientalisti è aperta a tutti noi per apprendere, maturare e crescere più forti." Dialogo che però risulta difficile soprattutto con quelle frange del movimento antiglobalizzazione che fanno dell’immagine pubblica e della mediazione politica uno dei principi cardine della loro azione politica. Oltre a coloro che possono esserne influenzati in sede di manifestazione, anche tra gli attivisti neri vi è un certo disinteresse nel riconoscersi anarchici. Seguendo un atteggiamento comune nel DiY, si assiste ad un acceso impegno nei confronti dell’esplorazione, adozione e approfondimento della propria attitudine libertaria piuttosto che un effettivo interesse nelle definizioni.

4.1.3. Strumentalizzazione, dissidi e incomprensioni

Il problema degli infiltrati è cruciale per capire, almeno parzialmente, gran parte dell’astio che si è creato nei confronti del Black Bloc. Tale problema si è acutizzato soprattutto a seguito della manifestazione contro il vertice del G8 tenutosi a Genova nel luglio 2001. Manifestazione che ha assistito a violenti scontri fra i dimostranti e le forze dell’ordine, scontri che hanno avuto come tragico risultato "(…) l’omicidio di un dimostrante, centinaia di feriti e di arrestati, un vile attacco alla scuola Diaz (centro base del Genoa Social Forum) dove molte persone sono state picchiate brutalmente mentre ancora stavano dormendo dentro i loro sacchi a pelo. (…) pestaggi brutali, abusi sessuali, negazione per ore di diritti elementari quali il chiamare il proprio avvocato, torture ed altro ancora è stato il trattamento riservato dagli sbirri a chi, come centinaia di testimonianze raccolte provano, è stato arrestato." A Praga, in occasione della manifestazione contro il Fondo Monetario Internazionale, le cose non andarono meglio: "(…) gli arrestati sono stati più di 900, imprecisabile il numero delle persone "scomparse". I manifestanti fermati sono stati picchiati e torturati, le donne hanno subito abusi sessuali. Una ragazza austriaca durante un interrogatorio è volata "accidentalmente" dalla finestra del commissariato rompendosi la spina dorsale." Il Black Bloc è stato visto, sia dalla stampa ufficiale sia da quella del movimento anti globalizzazione, come principale responsabile dello scatenarsi di quella che dai più è stata definita, non senza macabra ironia, la "grande mattanza di Genova". Una delle prime accuse rivolte al Black Bloc consiste nell’essere stato causa della violenta e brutale repressione messa in atto dalla polizia che in un primo momento avrebbe lasciato indisturbati gli attivisti neri nelle loro opere di devastazione per poi usare tali atti vandalici per attaccare tutto il corteo, pacifisti inermi compresi. Esistono alcuni documenti, fotografie che ritraggono presunti attivisti neri scendere dalle camionette della polizia e numerose testimonianze oculari, che provano la presenza di infiltrati, si presume poliziotti ma anche membri di gruppi neo nazi inglesi chiamati appositamente, all’interno del Black Bloc. Presenza che ha fatto dubitare in molti, soprattutto in Italia dove il fenomeno non era mai apparso prima, della sua effettiva esistenza. "Il Black Bloc è una cosa seria. Non può essere banalmente identificato con atti vandalici e devastazioni irrazionali. È una rete di gruppi di affinità – prevalentemente (ma non esclusivamente) anarchici e libertari – diffusi nell’Europa continentale e in Nord America. Esiste da anni, elabora strategie e tattiche ed è disponibile a cambiarle in relazione ai contesti, alle alleanze e agli obiettivi da perseguire. Va precisato che in Italia il Black Bloc non esiste e non è mai esistito."  In realtà rappresentando più una tattica / un nuovo modo per protestare che un vero e proprio gruppo è un po’ difficile accettare acriticamente quest’ultima considerazione e credere che nessun italiano fosse coinvolto nelle azioni. Probabilmente la reale intenzione comunicativa di Anton Pannekoek era quella di affermare che tale "struttura organizzativa" era prima di allora inedita in Italia. La questione degli infiltrati rimane controversa e ha spinto molte persone ad avanzare le più diverse considerazioni al riguardo. Parte del movimento anti globalizzazione ha avanzato l’ipotesi che tutto il Black Bloc fosse in realtà un gruppo di infiltrati, considerazione che trova una decisa smentita in quanto esposto finora. Su chi e quanti fossero gli infiltrati gli interrogativi rimangono, chiaramente, irrisolti. C’è un generale accordo nelle testimonianze dei Black Blockers stessi, quelli veri, nell’additare la responsabilità della devastazione di proprietà "proletarie" (alcune macchine non di lusso e vetrine di negozi visibilmente di privati e non di multinazionali) a questi infiltrati nel tentativo di condizionare l’opinione pubblica col duplice obiettivo di legittimare la repressione poliziesca e contemporaneamente creare forti contrasti e divisioni all’interno del movimento anti globalizzazione, indebolendolo colpendone la parte più pericolosa: gli attivisti neri che già precedentemente aveva compromesso alcuni vertici. "Il black bloc soddisfa tutti. È il toccasana per le coscienze dei "compagni" benpensanti, come pure per gli sbirri più fascisti. Rende gli uni vittime innocenti e gli altri motivati aggressori." Vengono da più parti avanzate ipotesi di infiltrati sia tra gli attivisti neri sia tra i manifestanti "pacifisti" in modo da poter agevolare lo sviluppo di tali controversie. Controversie che si sono realmente sviluppate e che in realtà non sono nate con Genova ma prima. "Tutto quello che sappiamo è che (a Seattle) i Black Bloc fuggivano dai poliziotti appena li vedevano. Infatti, le immagini della TV quel giorno mostrarono che le persone distruggevano le proprietà tenendosi a distanza dalla polizia. Mc Carthy sostiene che la polizia è stata a guardare senza intervenire. (…) pensiamo, in realtà, che questo attacco agli anarchici sia dovuto al fatto che liberali, conservatori, leninisti e il resto di loro non vogliono accettare che gli anarchici erano organizzati e preparati molto bene… e tutto senza l’aiuto delle gerarchie! Il successo di queste azioni, cioè pochi arrestati e attacchi concreti alle multinazionali, discredita il bisogno di strutture organizzate gerarchicamente, ed evidenzia le menzogne degli statalisti-riformisti." Uno dei contrasti maggiori verte sull’uso dell’azione diretta durante le manifestazioni. Modalità che viene definita come violenta e vile, a causa del fatto che sono sempre a volto coperto, dagli altri manifestanti e che contribuisce a ledere l’immagine pubblica del movimento. In merito all’accusa di essere un movimento violento gli attivisti neri rifiutano tale dizione. La violenza, quella vera, proviene invece dalle istituzioni e dalla polizia che quotidianamente perpetrano i propri interessi sfruttando, affamando, reprimendo e uccidendo il resto della popolazione. Viene contestata anche la considerazione di atti di distruzione di oggetti animati, perpetrata secondo modalità che evitino qualsiasi danno fisico alle persone, come atto violento. Esso è un gesto simbolico, politico e di sfogo. Vera violenza viene invece considerata, accanto alla già citata violenza delle multinazionali, dei governi e dei poliziotti, quella di attivisti cosiddetti "pacifisti" (altrimenti noti come "polizia pacifista" o peace keeper) che attaccano, picchiandoli, gli attivisti neri. Da molte parti, poi, si erge la considerazione che a creare i disordini non siano stati solo attivisti neri ma "manifestanti di tutti i colori" spinti, coinvolti, ispirati dalle azioni degli attivisti neri o semplicemente concordi ed in attesa, coscientemente o meno, di momenti simili a quegli attimi di furibonda protesta. La criminalizzazione del Black Bloc, e conseguentemente degli anarchici, risulta quindi parziale, cieca ed estremamente discriminante. "Come ho detto, io c’ero: (…) le persone che hanno bruciato, saccheggiato, vandalizzato, devastato, sono state decine di migliaia, non solo anarchici, non solo dei centri sociali, non solo organizzate, sia italiani sia stranieri (io posso dire greci, spagnoli, inglesi, tedeschi – i francesi che ho visto invece erano tutti pacifici). Quelli che simpatizzavano con loro erano molti di più, fra cui un sacco di genovesi." Ciononostante l’astio e i pregiudizi nei confronti degli attivisti neri ha spinto alcuni manifestanti "pacifici", con grande stupore e incomprensione da parte di molti black blockers, ad attaccare chiunque apparisse tale, indipendentemente dal fatto che stesse realmente compiendo atti vandalici o meno. Un segno, questo, di come la "criminalizzazione del blocco nero" si sia già profondamente radicata in parte del movimento anti globalizzazione. Un fumetto satirico apparso sul penultimo numero di SchQUALL , libro che raccoglie insieme le pubblicazioni di SchNews (bollettino settimanale su proteste e azioni dirette) e Squall (sito internet e pubblicazione mensile), rende abbastanza chiaramente i sentimenti provati da entrambe le fazioni nei confronti di simili "attenzioni". Il fumetto descrive le proteste e gli scontri e nell’ultima tavola denuncia come alcuni dimostranti "non violenti" abbiano mandato all’ospedale alcuni attivisti mentre cercavano di distruggere le vetrine di un Niketown (megastore specializzato Nike). Nella successiva vignetta mostra gli stessi attivisti "non violenti" mentre ripuliscono un graffito su un muro con la scritta "Libertà per Mumia Abu-Jamal" . Mentre ripulisce il graffito il "non violento" pensa, giustificandosi, che simili atti vandalici rovinano l’immagine del movimento anti globalizzazione. La voce fuori campo del disegnatore, invece, si chiede come mai costoro non si uniscano direttamente alla polizia. Meno "divertito" nei confronti di questa "polizia pacifista" è l’autore della cronaca della manifestazione di Praga contro il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, sul libro Do Or Die Vol. 9, dove entra in aperto contrasto col movimento Ya Basta! , le cosiddette "tute bianche" dal tipico colore delle loro divise imbottite, definendoli con un gioco di parole Ya Basta(rds)!. Quello che spesso viene contestato alle tute bianche, in sede di manifestazione, è il desiderio di monopolizzare la modalità di scontro con la polizia, spesso preventivamente concordata con le stesse forze dell’ordine riducendola a mera rappresentazione, impedendo al tempo stesso la partecipazione ad altri dimostranti. Nella cronaca l’autore denuncia inoltre come alcuni attivisti siano stati attaccati dalle tute bianche mentre cercavano di distruggere un Mc Donald’s, attacco anche in questo caso giustificato dal timore di una ripercussione negativa nell’immagine pubblica del movimento. Ispirati da una fede politica ed un modello organizzativo estremamente diversi, di sinistra e gerarchizzate le tute bianche mentre anarchici e basati su libere associazioni gli attivisti neri, Black Bloc e Ya Basta! hanno sviluppato reciproca diffidenza e critica. "Appare chiaro come Ya Basta! sia una organizzazione gerarchica con capi ben definiti ed intermediari pubblici." L’immagine che l’opinione pubblica possa farsi del movimento antiglobalizzazione sembra essere l’unica reale preoccupazione di tali movimenti in merito alle azioni rivoltose messe in atto da attivisti neri, e non solo. Una posizione che stupisce molti attivisti soprattutto se correlata al fatto che molte di queste frange "pacifiste" hanno idee profondamente radicate nel concetto di rivoluzione. "Credo che mostrare alla gente i combattimenti contro le forze dell’ordine non sia in ogni caso impoverente o che non coinvolga le persone e le tenga fuori. Giusto l’opposto del modo leggero e che non si confronta di altri attivisti. Io penso che l’unico modo per rimanere credibili è quello di assumere un confronto che sia direttamente proporzionale con la parte con cui ti confronti (quindi i ministri del G8). Effettivo e non simbolico, il confronto mostra realmente che noi siamo seri e attrae molta gente al movimento." James Anon riconosce inoltre la legittimità di entrambe le posizioni, sia quella diretta che quella non violenta, augurandosi per il movimento una convivenza pacifica scevra da reciproche incomprensioni e attenta alla strumentalizzazione. "Quello che doveva passare a Genova, e prima a Napoli, Nizza, Goteborg, Davos, Praga, ecc… era un chiaro e violento segnale al movimento: non bisogna intralciare il volere dei potenti della terra , dei banchieri, dei finanzieri, delle multinazionali. Il messaggio è abbastanza chiaro, e con questo messaggio ne è passato un altro purtroppo con qualche risultato, che rischia di chiudersi a trappola imbrigliando il movimento: se volete manifestare fatelo, i modi ed i termini devono andare bene a noi, pertanto isolate i violenti, l’opposizione radicale ed anticapitalista, insomma il Black Bloc." Alcuni dimostranti e esponenti del movimento anti globalizzazione accusano gli anarchici di essere pericolosi e "anti democratici" in relazione al fatto che, coprendosi il volto, la loro identità rimane celata. La scelta di coprirsi il volto (per mezzo di fazzoletti, passamontagna e maschere antigas) è necessaria in quanto le azioni svolte dagli attivisti neri durante le manifestazioni sono chiaramente illegali. La sempre più pregnante diffusione e gamma di strumenti di documentazione (fotografie, telecamere, microspie e via dicendo) che ha a disposizione questo "stato di polizia", rende necessario l’anonimato per questi attivisti che rifiutano fermamente ogni forma di accettazione passiva delle conseguenze. "Non siamo né così burberi né sentiamo di avere il privilegio di subire la repressione come un sacrificio: la repressione è per noi giornaliera ed inevitabile e facciamo tesoro della nostra poca libertà. Accettare l’incarcerazione come una forma di "sacrificio/martirio/privilegio" tradisce il godere di una buona quantità di privilegi del "primo mondo" in chi lo afferma. Noi sentiamo che un attacco alla proprietà privata sia necessario se vogliamo ricostruire un mondo che sia vivibile, salutare e felice per chiunque." Per lo stesso ordine di motivi durante le loro azioni gli attivisti neri erigono barricate per rallentare l’arrivo della polizia e si dileguano agilmente non appena vedono le forze dell’ordine caricare i manifestanti. La messa in atto di simili tattiche permette che durante tali cariche, indirizzate spesso nei confronti degli altri manifestanti indifesi ed inermi, la presenza di black blockers sia nulla o relativamente molto debole. Il blocco inoltre si adopra nel cercare di strappare dalle braccia dei poliziotti, spesso disorientati e stupiti dal fatto di essere attaccati dai manifestanti, coloro che vengono presi in modo da evitarne l’arresto. Arresto che viene evitato anche stringendosi in gruppo tenendosi saldamente gli uni agli altri (arm linking). Tali tattiche permettono una bassa percentuale di arresti, circostanza che è stata spesso citata a supporto delle accuse che considerano il Black Bloc un fenomeno fittizio creato dalle autorità con l’intento di reprimere il movimento No Global nel suo insieme. "(a Seattle) la maggior parte di noi del blocco ha evitato feriti pesanti rimanendo costantemente in movimento, cercando di evitare lo scontro diretto con la polizia. Stavamo stretti (cordonati) ed ognuno guardava le spalle dell’altro." La stessa abitudine di vestirsi di nero risponde essa stessa ad esigenze tattiche: essa aiuta a garantire l’anonimato oltre ad essere il colore dell’anarchismo, motivo per il quale viene appunto chiamato blocco "nero". Il nero infatti rappresenta il colore storico del movimento anarchico, spesso esposto nelle bandiere nere con una a cerchiata nel mezzo. Secondo Albert Meltzer la bandiera nera anarchica ha fatto la sua prima comparsa durante le rivolte della classe lavoratrice che ebbero luogo a Rheims in Francia nel 1883, in occasione di una dimostrazione di disoccupati. Storicamente il colore nero venne associato all’immagine del sangue, similmente alla bandiera rossa, sparso da tutte le persone vittime del capitalismo.  La bandiera nera non è solo un simbolo di dolore e di commiserazione per tali vittime ed ingiustizie ma anche un simbolo di negazione e rabbia. Negazione di tutte le bandiere e di tutte le nazionalità, creatrici di razzismo e intolleranze. Un grido scandalizzato di rabbia, ma anche il simbolo della determinazione, dell’impegno e della forza del cambiamento da ottenere ad ogni costo. Le scarse informazioni sulla "A cerchiata", che in molti credono essere stata inventata dal punk negli anni settanta, ne accreditano un primo utilizzo ad opera della Alliance Ouvrière Anarchiste, nel 1956 a Bruxelles, sebbene un documentario della BBC mostri un militante anarchico durante la guerra civile spagnola con il medesimo simbolo ben in vista sull’elmetto. "Ci sono vari motivi per i quali alcuni anarchici formano "blocchi neri" durante le dimostrazioni. Queste ragioni includono: 1) solidarietà – un grosso numero di anarchici protegge dalla repressione poliziesca e dimostra i principi della solidarietà nella classe lavoratrice; 2) visibilità – utile per il black bloc (così come altrettanto utili sono le marce e dimostrazioni per l’orgoglio omosessuale); 3) idee – un modo per presentare la critica anarchica nelle proteste del giorno (nonché un confronto con altre realtà da tutto il mondo); 4) mutuo aiuto e libere associazioni – un esempio concreto di come i gruppi di affinità possono efficacemente unirsi in un gruppo più grande ed articolato per conseguire fini comuni; e 5) sviluppo – un metodo per dare impulso ad una protesta che oltrepassi il mero riformismo e le richieste allo stato."

4.2. Black Bloc e DiY

Da quanto finora esposto appaiono chiare le forti connessioni esistenti fra la cultura DiY e la tattica del Black Bloc. Qui di seguito verranno esposte le caratteristiche che più sottolineano tale assunto. alle dichiarazioni di molti attivisti del Black Bloc appare chiara la condivisione di un’attitudine profondamente anticapitalista di stampo anarchico e libertario. Tali attivisti neri dichiarano inoltre di non limitarsi alle azioni in sede di manifestazione ma di inserire la propria resistenza in un più ampio contesto di azioni dirette. Il fatto stesso che il Black Bloc sia una tattica da porre in essere durante le manifestazioni e non un gruppo preesistente e stabile, fa ritenere tale modalità come una fra le tante possibili per un attivista DiY. È bene specificare infatti che così come non si possa stabilire una assoluta corrispondenza fra anarchici libertari, in quanto spesso affiancati anche da altri manifestanti di varie estrazioni politiche e culturali, sarebbe un altrettanto grosso errore ritenere che tutti gli attivisti DiY facciano parte del Black Bloc. Esso rappresenta solo una fra le molteplici forme di protesta e azione diretta a disposizione dell’individuo e l’utilizzo di una o l’altra modalità dipende, ovviamente, dal suo libero arbitrio. Alcuni attivisti, infatti, si oppongono all’esprimere il proprio dissenso in occasione di quelli che considerano "appuntamenti imposti" dalle istituzioni, preferendo dedicarsi ad altre forme di azione diretta al di fuori di simili contesti. Altri ancora ne sottolineano invece l’enorme impatto sull’opinione pubblica e su potenziali nuovi attivisti. Anche la struttura organizzativa fornisce ulteriori conferme. Rifiutando ogni tipo di struttura gerarchica, inclusi leader e intermediari (guardando con estremo sospetto e diffidenza coloro che rilasciano interviste agli organi di informazione), ed organizzandosi per gruppi di affinità il Black Bloc ricalca l’ideale comunitario ed egalitario tipico del movimento DiY e della tradizione anarchica. Struttura e modalità di comportamento per molti versi simili a quelle che si ritrovano negli squat e nelle comuni del movimento. Ad ulteriore e conclusiva conferma di quanto detto finora va aggiunto il rilevante fatto che nella maggior parte delle pubblicazioni che fungono da vero e proprio punto di riferimento del movimento (Do or die, Counter Information, SchNews, Squall e via dicendo), il punto di vista e le motivazioni degli attivisti neri non solo vengono citati in prima persona, in quanto scritti dai black blockers stessi, ma anche inseriti nel più ampio e articolato contesto di critica sociale e radicale tipico della cultura DiY. Da quanto finora esposto, quindi, appare chiaro come il Black Bloc risulti essere una delle molte forme di azione diretta, indubbiamente una fra le più incisive e controverse a livello mass mediatico, a disposizione dell’attivista DiY. Modalità i cui effetti continuano ad essere analizzati e dibattuti nel vivace contesto che caratterizza la cultura DiY e tutte le sue molteplici modalità d’espressione. Modalità anch’essa intrisa di una tanto disperata quanto risoluta urgenza volta al rifiuto netto e radicale nei confronti di un mondo che, dietro ad una apparente immagine di civiltà, nasconde sfruttamento e miseria.

FONTI (NOTE) del cap. 4

www.wto.org

Reclaim the Streets, World Institutions: it’s not just the IMF and the World Bank…, in SchNews Squall – Yearbook 2001, SchNews / Squall, U.K. 2001, p. 35.

ACME Collective, Comunicato di una sezione del Black Bloc, Seattle, 4 dicembre, 1999. Tratto da: Tactical Media Crew – http://www.tmcrew.org

Peoples’ Embargo for Democracy in Nigeria, "Shell: Killing for Oil!", volantino f.i.p., London, U.K.

"Caffè Nescafé", volantino f.i.p.

I misfatti della Nestlé – Edizione 1997, Ibfan, Baby Milk Action, Alfazeta. Italia 1997, s.n.

Centro Nuovo Modello di Sviluppo, United Dolors Of Benetton – Retroscena di un’impresa al di sopra di ogni sospetto, f.i.p., Equal Rights Forlì, Forlì 1998

Una individualità del BB, Per capire i fatti, in Black Book, Circolo Freccia Nera di Bergamo, f.i.p.

ACME Collective, Comunicato di una sezione del Black Bloc, Seattle, 4 dicembre, 1999.

Una proposta per Praga in Azionii dirette contro la globalizzazione, f.i.p.

Mary Black (pseudonimo), Lettera da una attivista del Black Bloc, versione originale in inglese su Alternet, 25 luglio 2001.

P. Gavin, "Arsenal", n° 1, 2000.

M. Black , Lettera da una attivista del Black Bloc.

Black Bloc History in www.infoshop.org, 2001.

Black Bloc Raises Hell in "Love And Rage", vol. 3, n° 7, New York City 1992.

Black Bloc History in www.infoshop.org, 2001

Ibidem.

Intervista ad un anarchico in Azioni dirette contro la globalizzazione, f.i.p.

ACME Collective, Comunicato di una sezione del Black Bloc del 30.11.99 a Seattle – No2WTO.

M. Black, Lettera da una attivista del Black Bloc.

Intervista ad un anarchico in Azioni dirette contro la globalizzazione, f.i.p.

I fatti di Genova in www.indymedia.org, 2001.

Cos’è successo a Praga? in Azioni dirette contro la globalizzazione, f.i.p.

I fatti di Genova in www.indymedia.org, 2001.

A. Pannekoek, Considerazioni sulle giornate di Genova: anarchici, black bloc e infiltrati, in Black Book, Ed. Circolo Freccia Nera, f.i.p., 2001.

Trike, I violenti, da www.indymedia.org

Circolo Anarchico Freccia Nera di Bergamo, Black Book, f.i.p., 2001

I Black Bloc a Seattle in Azioni dirette contro la globalizzazione, f.i.p., 2001.

Contributo all’informazione. Il Black Block non esiste!! da www.indymedia.org, 2001.

November 30th – a day of action, in SchQUALL – SchNEWS issues 201-251 and the best of SQUALL, Ed. SchNews e Squall, U.K. 2000.

Mumia Abu-Jamal è un prigioniero americano di colore molto politicizzato, condannato alla pena di morte per avere ucciso un poliziotto. Il suo caso ha guadagnato negli anni l’attenzione e il supporto di numerose frange della contro cultura, non solo anarchica, grazie anche ai suoi numerosi libri e spoken word (registrazioni audio di suoi discorsi).

Ya Basta! (ora basta!) è un coordinamento di vari centri sociali italiani di sinistra originatosi durante il crollo dei regimi socialisti. Le tute bianche, che a Genova hanno rinunciato ad indossare la loro tipica divisa, sono diventate negli ultimi anni una presenza costante delle manifestazioni italiane, e non, facendosi spesso portavoce delle rivendicazioni della protesta in atto.

On the attack in Prague! Against the IMF and the World Bank in Do Or Die – Voices from the ecological resistance. Vol. 9, Ed. Do Or Die, Brighton, UK, dicembre 2000.

James Aron, Spiegazione della movivazione degli Anarchici / Black Bloc., in Black Book, Circolo Freccia Nera di Bergamo, f.i.p. 2001.

Bergamo 21/08/2001 introduzione a Black Book, Circolo Freccia Nera, f.i.p.

ACME Collective, Comunicato di una sezione del Black Bloc del 30.11.99 a Seattle – No2WTO.

What is black bloc, in www.infoshop.org, luglio 2001.

ACME Collective, Comunicato di una sezione del Black Bloc del 30.11.99 a Seattle – No2WTO.

What is black bloc, in www.infoshop.org, luglio 2001

A. Meltzer, The Anarcho-Quiz Book, Black Flag (organo dell’Anarchist Black Cross), 1976.

H. Ehrlich, Reinventing Anarchy, Again.

The Circle-A, in Anti-Racist Action – Primer, Anti Racist Action, f.i.p. 1999.

What is black bloc, in www.infoshop.org, luglio 2001.

M. Black, Lettera da una attivista del Black Bloc.

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